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	<title>Articolo 54 &#187; Articoli</title>
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		<title>Riforma della giustizia, i paletti di LeG</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 08:45:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo documento di LeG è stato scritto dal presidente emerito del Corte costituzionale Valerio Onida e approvato dal Consiglio di presidenza e dalla direzione tutta dell&#8217;associazione presieduta da Sandra Bonsanti e che ha come presidente onorario Gustavo Zagrebelsky.
Per costruire una “giustizia più giusta” serve davvero una riforma costituzionale? Le proposte avanzate, in realtà, non rispondono correttamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Questo documento di LeG è stato scritto dal presidente emerito del Corte costituzionale <strong>Valerio Onida</strong> e approvato dal Consiglio di presidenza e dalla direzione tutta dell&#8217;associazione presieduta da <strong>Sandra Bonsanti</strong> e che ha come presidente onorario <strong>Gustavo Zagrebelsky.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Per costruire una “giustizia più giusta” serve davvero una riforma costituzionale? Le proposte avanzate, in realtà, non rispondono correttamente ai problemi veri. Piuttosto riflettono la voglia di rivincita del ceto politico rispetto a quello che viene visto come (e magari talvolta è) indebito attivismo giudiziario con effetti politici. Ecco i punti più controversi delle proposte, sui quali LeG esprime un giudizio assolutamente negativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. Obbligatorietà dell&#8217;azione penale (art.112 della Costituzione)</strong><br />
Abolire l&#8217;obbligatorietà dell&#8217;azione penale e riconoscere alla magistratura inquirente una discrezionalità nell&#8217;agire che oggi le si rimprovera di usare di fatto è una contraddizione. Vorrebbe dire cioè riconoscere un “padrone” dell&#8217;azione penale, perché il pm potrebbe decidere se perseguire &#8211; o non perseguire – un reato anche in vista di interessi estranei alla garanzia della legalità (come interessi politici, generali o di parte). Allora<strong> il rischio che le garanzie siano asservite ad interessi politici contingenti sarebbe enormemente più alto. Il che metterebbe a rischio il principio di uguaglianza previsto dalla nostra Costituzione.  <a href="http://www.articolo54.org/wp-content/uploads/2010/05/libertà-e-giustizia.gif"><img class="alignright size-full wp-image-398" title="libertà e giustizia" src="http://www.articolo54.org/wp-content/uploads/2010/05/libertà-e-giustizia.gif" alt="libertà e giustizia" width="286" height="100" /></a><br />
</strong>Se la discrezionalità dei pm venisse usata secondo criteri dettati dalla politica, dipendenti direttamente da un programma politico, allora si attenterebbe direttamente all&#8217;indipendenza e all&#8217;imparzialità della funzione giudiziaria. Se il potere di agire venisse esercitato in modo indipendente da organi dell&#8217;accusa che non rispondono se non a se stessi, allora la discrezionalità dell&#8217;agire rischierebbe di trasformarsi in arbitrio.<br />
<strong>L&#8217;obbligatorietà dell&#8217;azione penale è proprio la garanzia che il potere dell&#8217;accusa non sia esercitato arbitrariamente</strong>. Se nei fatti non è rispettata, la risposta dovrebbe essere quella di rafforzare misure e meccanismi che riducano, e non accrescano, i margini di scelta delle procure e dei singoli magistrati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. Separazione delle carriere dei magistrati</strong><br />
La tesi della cosiddetta separazione delle carriere fra magistratura giudicante e requirente, se spinta fino al punto di prevedere un duplice e distinto sistema di autogoverno (due Csm) è viziata da <strong>un equivoco di fondo</strong>. Chi conosce la realtà della giustizia non può credere all&#8217;immagine di giudici non «terzi» e non imparziali perché psicologicamente dipendenti dai magistrati della pubblica accusa. Caso mai<strong> il problema è nella cultura delle garanzie</strong> (anche in quella dei magistrati giudicanti). In ogni caso, siamo di fronte a un dilemma: una magistratura inquirente più autonoma e separata da quella giudicante, se fosse assoggettata ad influenze di organi politici (per esempio assoggettandola ad un Csm presieduto dal Ministro di giustizia) comprometterebbe l&#8217;uguaglianza e l&#8217;imparzialità nell&#8217;amministrazione della giustizia (perché l&#8217;iniziativa o la mancanza di iniziativa del pm condiziona la stessa possibilità per i giudici di giudicare); se fosse realmente indipendente e del tutto autoreferenziale, rischierebbe di trasformarsi – specie se «governata» con criteri gerarchici o semi-gerarchici – in un potere ancor più pericoloso di quello che si vorrebbe controllare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. Il Csm</strong><br />
Per quanto riguarda il sistema di governo della magistratura, sarebbe certo utile rivedere il modo di elezione dei magistrati componenti del Csm per combattere le pratiche correntizie, e magari anche rivedere le regole sul giudizio disciplinare relativo alle mancanze in servizio dei magistrati (ma non certo riducendo l’indipendenza di giudizio dei singoli magistrati). Come sarebbe utile creare una vera «amministrazione della giustizia», presso il ministero omonimo, che non sia dominio riservato dei magistrati, ed evitare che la molteplicità di incarichi extraistituzionali svolti da magistrati sottragga energie alla giustizia. Ma per tutto ciò<strong> basta quasi sempre la legge ordinaria, e talvolta anche meno di una legge. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. Pm e indagini</strong><br />
L&#8217;idea di sottrarre l&#8217;avvio dell&#8217;indagine al pubblico ministero per affidarla alla polizia giudiziaria è insidiosa: il pm potrebbe assumere l&#8217;iniziativa solo in un secondo momento e solo su segnalazione di reato accertato dalla polizia. Lo polizia giudiziaria dipende strutturalmente dal Ministero dell&#8217;Interno, anche se posta alle dipendenze funzionali del pubblico ministero. <strong>Ancora una volta il potere politico potrebbe condizionare la scelta non solo dei reati da perseguire, ma anche delle indagini da avviare per accertare che un reato sia stato commesso o no.<br />
</strong>La giustizia opera con meccanismi del tipo domanda (o iniziativa)-risposta giudiziaria, e l’iniziativa a sua volta non è libera ma ampiamente vincolata. La giustizia non può scegliere liberamente gli oggetti di cui occuparsi, né, entro certi limiti, dovrebbe poter scegliere quando occuparsene. Di fronte ad una azione o ad una pronuncia giudiziaria, la prima domanda non dovrebbe essere: «perché è stata adottata?», ma: «è giusta, è legale?».<br />
Viceversa la politica opera per determinazioni generali, ponendo o modificando regole, o comunque per provvedimenti assunti in chiave di interessi generali liberamente apprezzati. La politica per definizione è padrona del proprio ordine del giorno, e quindi di decidere su che cosa decidere, e quando.<br />
In definitiva, <strong>l’esercizio della funzione giudiziaria (anche requirente) dovrebbe essere ricondotto sempre a stretti e oggettivi criteri di legalità</strong>, anche restringendo e controllando eventuali margini eccessivi di discrezionalità e tentazioni di protagonismo “politico” degli organi  del pubblico ministero: il contrario di una linea che tenda a condizionare l’attività del pubblico ministero a direttive o indirizzi degli organi politici.</p>
<p style="text-align: justify;">di <a href="http://www.facebook.com/pages/Valerio-Onida/341110134860?ref=search&amp;sid=667055107.2756969242..1" target="_blank"><strong>Valerio Onida</strong></a>, 03.05.2010, <a href="http://www.libertaegiustizia.it" target="_blank">Libertà e Giustizia</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: x-small;"><strong>Valerio Onida</strong> (Milano, 1936). Nel 1996 viene nominato giudice costituzionale. Nel 2004 è eletto Presidente della <a href="http://www.cortecostituzionale.it/">Corte costituzionale</a>. Dal 2005, scaduto il suo mandato, è Presidente emerito. Insegna Giustizia Costituzionale all &#8216; Università degli Studi di Milano. È editorialista de &#8221; Il Sole 24 Ore &#8221; . Dall &#8216; ottobre 2009 è Presidente dell &#8216; <a href="http://www.associazionedeicostituzionalisti.it/" target="_blank">Associazione Italiana dei Costituzionalisti (A.I.C.)</a>. Fra le sue più recenti pubblicazioni, Compendio di Diritto Costituzionale (a cura, con M. Pedrazza Gorlero, Giuffrè, 2009), La Costituzione ieri e oggi (Mulino, 2008), La Costituzione (Mulino, 2007), Viva vox Constitutionis (a cura, con B. Randazzo, Giuffrè, 2003-2008).</span></em></p>
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		<title>quando si dice che &#8220;il prossimo&#8221; siamo noi&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 14:50:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non amano l&#8217;acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="font-size: medium;">Non amano l&#8217;acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono <span style="color: #ff0000;">baracche</span> di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.<br />
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo <span style="color: #ff0000;">appartamenti fatiscenti</span>.<br />
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.<br />
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. <a href="http://www.nogaraeuropa.org/wp-content/uploads/2009/05/immigrati.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-248" title="immigrati" src="http://www.nogaraeuropa.org/wp-content/uploads/2009/05/immigrati-300x206.jpg" alt="immigrati" width="300" height="206" /></a><br />
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l&#8217;elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.<br />
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.<br />
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali&#8221;.<br />
La relazione così prosegue: &#8220;Propongo che si privilegino i<span style="color: #ff0000;"> veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare</span>. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell&#8217;Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.<br />
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione&#8221;.</span></em></strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">Il testo è tratto da una relazione dell&#8217;Ispettorato per l&#8217;Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti,<br />
Ottobre 1912</span></strong></span></p>
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		<title>Dibattito pubblico sulla centrale a Nogara</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Nov 2008 16:31:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[

Organizzare questi eventi costa tempo, fatica e denaro. Non siamo finanziati da nessuno, perciò chi volesse donare un contributo per dare vita a serate come queste può seguire le istruzioni pubblicate su www.nogaraonline.net . Al termine della serata renderemo noto l’ammontare delle offerte ricevute. Ringraziamo anticipatamente quanti vorranno aderire.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p><a href="http://www.nogaraeuropa.org/wp-content/uploads/2008/11/vcb.jpg"><img class="size-medium wp-image-61 alignleft" style="border: 1px solid black;" title="vcb" src="http://www.nogaraeuropa.org/wp-content/uploads/2008/11/vcb-212x300.jpg" alt="vcb" width="212" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Organizzare questi eventi costa tempo, fatica e denaro. Non siamo finanziati da nessuno, perciò chi volesse donare un contributo per dare vita a serate come queste può seguire le istruzioni pubblicate su <a title="nogaraonline" href="http://www.nogaraonline.net" target="_blank">www.nogaraonline.net</a> <a href="http://www.nogaraonline.net/?page_id=2"></a>. Al termine della serata renderemo noto l’ammontare delle offerte ricevute. Ringraziamo anticipatamente quanti vorranno aderire.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.articolo54.org/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>In difesa della scuola pubblica</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 11:28:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Piero Calamandrei &#8211; discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l&#8217;11 febbraio 1950
Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: medium;"><span style="color: teal;"><strong>Piero Calamandrei &#8211; discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l&#8217;11 febbraio 1950</strong></span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve </span><span style="font-size: medium;">sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. <a href="http://www.nogaraeuropa.org/wp-content/uploads/2008/11/calamandrei.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-65" title="calamandrei" src="http://www.nogaraeuropa.org/wp-content/uploads/2008/11/calamandrei.jpg" alt="calamandrei" width="143" height="184" /></a><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;">Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c&#8217;è un&#8217;altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime&#8230; Facciamo l&#8217;ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l&#8217;aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C&#8217;è una certa resistenza; in quelle scuole c&#8217;è sempre, perfino sotto il fascismo c&#8217;è stata. Allora, il partito dominante segue un&#8217;altra strada (è tutta un&#8217;ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A &#8220;quelle&#8221; scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d&#8217;occhio i cuochi di questa bassa cucina. L&#8217;operazione si fa in tre modi: ve l&#8217;ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico</p>
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		<title>Grazie Vittorio!</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 19:17:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Addio a Vittorio Foa
E&#8217; morto a Formia, aveva 98 anni. Veltroni: &#8220;Penso che tutto il paese senta Foa come uno dei suoi figli migliori&#8221;
E&#8217; morto a Formia Vittorio Foa. Aveva 98 anni. Era nato a Torino il 18 settembre 1910. 
Da subito antifascista, nel 1935 venne arrestato a Torino e condannato a 15 anni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #ff0000;">Addio a Vittorio Foa</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>E&#8217; morto a Formia, aveva 98 anni. Veltroni: &#8220;Penso che tutto il paese senta Foa come uno dei suoi figli migliori&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; morto a Formia Vittorio Foa. Aveva 98 anni. Era nato a Torino il 18 settembre 1910. <a href="http://www.nogaraeuropa.org/wp-content/uploads/2008/10/vittorio_foa01.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-73" title="vittorio_foa" src="http://www.nogaraeuropa.org/wp-content/uploads/2008/10/vittorio_foa01.jpg" alt="vittorio_foa" width="300" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Da subito antifascista, nel 1935 venne arrestato a Torino e condannato a 15 anni di reclusione (nel 1936) per attivita&#8217; antifascista. Condivise la stessa cella con Ernesto Rossi, Massimo Mila e Riccardo Bauer, e nel frattempo sposo&#8217; il liberalismo di Benedetto Croce. Dopo la Resistenza e&#8217; stato deputato alla Costituente per il Partito d&#8217;azione. Dirigente della Cgil, e&#8217; stato parlamentare socialista e poi senatore del Pds. Veltroni: &#8221;Penso che tutto il paese senta Vittorio Foa come uno dei suoi figli migliori&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo libro di Vittorio Foa è stato &#8216;Le parole della politica&#8217;, uscito per Einaudi, come molte delle sue opere, all&#8217;inizio di quest&#8217;anno. &#8220;Forse &#8211; sosteneva nel saggio, scritto con Federica Montevecchi, sua partner letteraria &#8211; il degrado della politica e delle sue parole sta proprio nell&#8217;agire pensando di essere soli e nel pensare solo a se stessi&#8221;. Un lavoro che aveva avuto una lunga gestazione, ma che conteneva l&#8217;obiettivo &#8220;ambizioso&#8221; di analizzare i motivi di &#8220;questo degrado e, se possibile, di indicare una via d&#8217;uscita&#8221;. Anche in questo caso a prevalere era una commistione tra memoria e politica, leit motiv a che ha caratterizzato quasi tutta l&#8217;opera di un grande uomo del secolo scorso.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire da &#8216;Il cavallo e la torre&#8217; l&#8217;autobiografia che Foa pubblicò nel 1991 e nella quale scorrevano tutte le diverse esperienze politiche vissute dall&#8217;autore: i lontani esordi cospirativi in Giustizia e Libertà nel 1933, i lunghi anni di carcere durante il fascismo, la militanza nel partito d&#8217;Azione, quella nel Psi, nel Psiup, poi nel Pdup e negli ultimi anni nel Pds e nell&#8217;Ulivo, oltre ad una intensa attività sindacale condotta nella Cgil dai 1949 fino al 1970, anno del suo volontario, anticipato pensionamento. In &#8216;Questo Novecento&#8217; (Einaudi) del 1996 Foa contestava la tesi che il secolo passato fosse stato solo il dominio della violenza e della idea della forza: cento anni che avevano invece segnato le tappe di una storia con la S maiuscola. Dal fascismo all&#8217;antifascismo, al comunismo, alla democrazia, al dopoguerra.</p>
<p style="text-align: justify;">In &#8216;Del disordine e della liberta&#8221; (Donzelli), scritto con il figlio Renzo, Foa affrontava i cambiamenti della situazione politica, mentre &#8216;In Lettere della giovinezza&#8217; (Einaudi,1998), ripercorreva quelli che erano stati gli anni della sua &#8216;universita&#8221; &#8211; come diceva Gramsci &#8211; ovvero quelli in carcere dal 1935 al 1943. &#8216;Passaggi&#8217; (Einaudi,2000) era una raccolta di frammenti scritti negli anni Novanta, messi insieme senza un ordine organico: una sorta di diario privo di calendario, un giornale pubblico e privato ricco di memoria, di proposte, di verifiche, di pensamenti e ripensamenti. Nel 2002, nel &#8216;Silenzio dei comunisti&#8217; Foa &#8211; che non è mai stato comunista &#8211; esaminava l&#8217;apnea della memoria di quel tipo di sinistra, mentre in &#8216;Un dialogo&#8217; (Feltrinelli) si confrontava con lo storico Carlo Ginzburg. Come tema quello abituale: la politica, la militanza e il futuro della sinistra. Nel 1985, ai suoi esordi letterari, Foa aveva pubblicato un libro (Rosenberg&amp;Sollier) dal titolo atipico: &#8216;La Gerusalemme rimandata.</p>
<p style="text-align: justify;">Domande di oggi agli Inglesi del primo Novecento&#8217;. Ma al centro del saggio c&#8217;era il tema di sempre: il conflitto sociale e la sua formalizzazione nella politica, a partire dalle storiche Trade Unions. Sindacalista della Cgil per molti anni, Foa ha scritto con Guglielmo Epifani &#8216;Cent&#8217;anni dopò (Einaudi) un contributo all&#8217;organizzazione in occasione dei suoi 100 anni.</p>
<div class="data">(la Repubblica online, 20 ottobre 2008)</div>
<div class="data">Intervista a Vittorio Foa</div>
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