Posts Tagged ‘costituzione’

Associazione Culturale Articolo 54

martedì, novembre 17th, 2009

articolo54

Associazione Culturale Articolo 54

Web: http://www.articolo54.org

Articolo 54 della Costituzione italiana

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

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Marco Travaglio… a Ostiglia (Mn)!

martedì, giugno 23rd, 2009

Marco e Ferruccio ad Ostiglia! OSTIGLIA

VENERDI 3 LUGLIO 2009 ore 21.00

Cortile municipale

(in caso di maltempo, presso il Cinema Teatro Sociale)

MARCO TRAVAGLIO

presenta

ITALIA ANNO ZERO

introduce FERRUCCIO PINOTTI autore de “L’Unto del Signore”

Il fatto e l'Unto del Signore

L’incontro è organizzato dall’Associazione Culturale “Nogara Europa-Articolo 54″ e dal Siulp – Segreteria provinciale di Mantova. Col patrocinio del Comune e della Pro Loco di Ostiglia. In collaborazione con la libreria Piccolo Principe di Isola della Scala e Mind-Up, la Formazione per emozioni, corsi per aziende e privati.

Un ringraziamento particolare a coloro che hanno contribuito alla realizzazone della magnifica serata: Cristiano, Lorena, Damiano, Silvia, Raffella, Luciana, Nadia, Gabriele, Francesco, Dalia, Gianluca, Mirco, Ilaria, Comune e Proloco di Ostiglia e, ovviamente, un grazie immenso a Marco Travaglio e Ferruccio Pinotti per il loro lavoro e coraggio!

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La Costituzione italiana… per la scuola

lunedì, maggio 18th, 2009

La Costituzione della Repubblica Italiana

Monografia per la scuola educazione alla legalità

di Marco Ottanelli

A cura di Claudio Giusti, Piero Grasso, Corrado Mauceri, Severino Saccardi, Luciano Silvestri, Sergio Tamborrino.

In collaborazione con la Fondazione Antonino Caponnetto abbiamo ideato una collana dal Titolo “Monografie per la Scuola – educazione alla legalità”.

Da tempo è stata abbandonata l’Educazione civica quale disciplina del programma di studio e abbiamo osservato una disattenzione crescente nei confronti della nostra Carta fondamentale, disattenzione che è all’origine di una diffusa ignoranza dei diritti e doveri fondamentali di ogni cittadino. Questa assenza della Costituzione dai banchi di scuola impedisce anche di avviare una discussione sui valori condivisi e sul tema della legalità, temi che sono emersi con prepotenza non solo per i comportamenti di scolari e studenti, ma più in generale per la mancanza di una cultura delle regole nel nostro Paese. Per queste ragioni ci sembra opportuno iniziare con essa e proporre un approccio nuovo alla Carta costituzionale nelle scuole medie.

Il volume contiene una introduzione di carattere storico; la-costituzione-italiana-ottanelli

uno scritto di Antonino Caponnetto sui principi di essa in cui sono riassunti i suoi molteplici interventi nelle scuole e fra i cittadini;

poi il commento puntuale da parte del nostro autore che si è attenuto ai resoconti dei lavori dell’Assemblea Costituente. Una disamina, articolo per articolo, della Prima Parte della Costituzione ed un esame della Seconda Parte. Integrano l’opera alcuni saggi su temi che il giudice Antonino Caponnetto chiamava i quattro grandi valori più un saggio sul primato della legge e l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.

A conclusione, delle schede tematiche serviranno da guida per insegnanti e studenti allo scopo di approfondire e conoscere la Costituzione.

Diple Edizioni

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Auguri

martedì, dicembre 23rd, 2008

Ricevo dal caro amico Pierpaolo Romani, girandoli a tutti i sostenitori di NogaraEuropa, gli auguri di Buone Feste.

Spero che parole così profonde, meditate e vissute, ci aiutino a vivere questo periodo natalizio e di passaggio dal vecchio al nuovo anno, come l’occasione per riscoprire la voglia di impegnarci, di mettercela ancora di più, perché è proprio in questo difficile momento che sta attraversando il nostro Paese che occorre sentire forte dentro di noi la voglia di cambiare, quello spirito profondo che possiamo esprimere nella frase “vale la pena mettersi in gioco”.
Oggi più che mai dobbiamo far camminare sulle nostre gambe le idee di tante persone che prima di noi, e ancora oggi, non si sono affatto risparmiate, e non si risparmiano, per garantirci di vivere in pace e in democrazia.

La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé.
La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove:
perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.
Piero Calamandrei
Quando un ragazzo mi chiede cosa vuol dire fare politica, la sola povera risposta che sento di dargli è di pensare agli altri: solo l’altro dà il senso alla nostra identità.
Vittorio Foa

Ha il diritto di lamentarsi solo chi non può far nulla per cambiare la propria situazione. Grazie a questa Costituzione, noi, invece, possiamo scegliere, tutti, e dalle nostre scelte dipende il cambiamento. Non ci interessa cosa fanno gli altri, incominciamo noi, dalle piccole cose.
Finiamola di lamentarci, iniziamo da noi a produrre cambiamento.
Gherardo Colombo

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In difesa della scuola pubblica

lunedì, novembre 3rd, 2008

Piero Calamandrei – discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. calamandrei

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime… Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico

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Grazie Vittorio!

lunedì, ottobre 20th, 2008

Addio a Vittorio Foa

E’ morto a Formia, aveva 98 anni. Veltroni: “Penso che tutto il paese senta Foa come uno dei suoi figli migliori”

E’ morto a Formia Vittorio Foa. Aveva 98 anni. Era nato a Torino il 18 settembre 1910. vittorio_foa

Da subito antifascista, nel 1935 venne arrestato a Torino e condannato a 15 anni di reclusione (nel 1936) per attivita’ antifascista. Condivise la stessa cella con Ernesto Rossi, Massimo Mila e Riccardo Bauer, e nel frattempo sposo’ il liberalismo di Benedetto Croce. Dopo la Resistenza e’ stato deputato alla Costituente per il Partito d’azione. Dirigente della Cgil, e’ stato parlamentare socialista e poi senatore del Pds. Veltroni: ”Penso che tutto il paese senta Vittorio Foa come uno dei suoi figli migliori”.

L’ultimo libro di Vittorio Foa è stato ‘Le parole della politica’, uscito per Einaudi, come molte delle sue opere, all’inizio di quest’anno. “Forse – sosteneva nel saggio, scritto con Federica Montevecchi, sua partner letteraria – il degrado della politica e delle sue parole sta proprio nell’agire pensando di essere soli e nel pensare solo a se stessi”. Un lavoro che aveva avuto una lunga gestazione, ma che conteneva l’obiettivo “ambizioso” di analizzare i motivi di “questo degrado e, se possibile, di indicare una via d’uscita”. Anche in questo caso a prevalere era una commistione tra memoria e politica, leit motiv a che ha caratterizzato quasi tutta l’opera di un grande uomo del secolo scorso.

A partire da ‘Il cavallo e la torre’ l’autobiografia che Foa pubblicò nel 1991 e nella quale scorrevano tutte le diverse esperienze politiche vissute dall’autore: i lontani esordi cospirativi in Giustizia e Libertà nel 1933, i lunghi anni di carcere durante il fascismo, la militanza nel partito d’Azione, quella nel Psi, nel Psiup, poi nel Pdup e negli ultimi anni nel Pds e nell’Ulivo, oltre ad una intensa attività sindacale condotta nella Cgil dai 1949 fino al 1970, anno del suo volontario, anticipato pensionamento. In ‘Questo Novecento’ (Einaudi) del 1996 Foa contestava la tesi che il secolo passato fosse stato solo il dominio della violenza e della idea della forza: cento anni che avevano invece segnato le tappe di una storia con la S maiuscola. Dal fascismo all’antifascismo, al comunismo, alla democrazia, al dopoguerra.

In ‘Del disordine e della liberta” (Donzelli), scritto con il figlio Renzo, Foa affrontava i cambiamenti della situazione politica, mentre ‘In Lettere della giovinezza’ (Einaudi,1998), ripercorreva quelli che erano stati gli anni della sua ‘universita” – come diceva Gramsci – ovvero quelli in carcere dal 1935 al 1943. ‘Passaggi’ (Einaudi,2000) era una raccolta di frammenti scritti negli anni Novanta, messi insieme senza un ordine organico: una sorta di diario privo di calendario, un giornale pubblico e privato ricco di memoria, di proposte, di verifiche, di pensamenti e ripensamenti. Nel 2002, nel ‘Silenzio dei comunisti’ Foa – che non è mai stato comunista – esaminava l’apnea della memoria di quel tipo di sinistra, mentre in ‘Un dialogo’ (Feltrinelli) si confrontava con lo storico Carlo Ginzburg. Come tema quello abituale: la politica, la militanza e il futuro della sinistra. Nel 1985, ai suoi esordi letterari, Foa aveva pubblicato un libro (Rosenberg&Sollier) dal titolo atipico: ‘La Gerusalemme rimandata.

Domande di oggi agli Inglesi del primo Novecento’. Ma al centro del saggio c’era il tema di sempre: il conflitto sociale e la sua formalizzazione nella politica, a partire dalle storiche Trade Unions. Sindacalista della Cgil per molti anni, Foa ha scritto con Guglielmo Epifani ‘Cent’anni dopò (Einaudi) un contributo all’organizzazione in occasione dei suoi 100 anni.

(la Repubblica online, 20 ottobre 2008)
Intervista a Vittorio Foa

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